Lo Tsar Samuele detto l'Armeno, re dei Bulgari, torna a casa dopo mille anni
di Carlo Coppola
Più di un millennio dopo la sua morte e a oltre sessant'anni dall'inizio delle trattative, lo tsar Samuil, Samuele in italiano (997-1014), leggendario sovrano del Primo Impero bulgaro, ha finalmente trovato sepoltura definitiva a Sofia. La svolta è giunta grazie a un accordo diplomatico siglato tra Bulgaria e Grecia il 29 settembre 2026: in cambio dei resti mortali dello tsar e di altri due scheletri rinvenuti nella medesima chiesa, Sofia restituirà ad Atene 48 oggetti sacri asportati dalle truppe bulgare da chiese e monasteri del nord della Grecia durante la Prima guerra mondiale.
Il 3 ottobre 2026 le spoglie del sovrano sono state trasportate a Sofia da Salonicco a bordo di un aereo militare, accolte nei cieli da una scorta di caccia e a terra da un picchetto d'onore e 21 salti di cannone. Il corteo solenne, partito da piazza Principe Alessandro I di Battenberg e seguito da migliaia di cittadini, ha accompagnato il feretro fino alla basilica di Santa Sofia. Lì il re medievale è stato deposto nella navata meridionale, all'interno di un monumentale sarcofago in marmo bianco lungo 2,3 metri.
Per evitare frizioni internazionali, al cerimoniale non è stato invitato il corpo diplomatico estero. La figura di Samuele resta infatti un simbolo nazionale per la Bulgaria ma è contesa dalla Macedonia del Nord, un nodo storiografico che alimenta frequenti dispute politiche nella regione.
La parabola di Samuele si concluse drammaticamente nell'autunno del 1014: sconfitto nella battaglia di Kleidion dall'imperatore bizantino Basilio II (detto poi "l'Ammazzabulgari"), il sovrano morì di crepacuore il 6 ottobre, pochi mesi dopo aver visto il suo esercito accecato per ordine dell'avversario.
Fu sepolto nella basilica di Sant'Achille sull'isola del Piccolo Prespa — oggi territorio greco vicino ai confini con Albania e Macedonia del Nord —, la grande chiesa che egli stesso aveva fatto erigere dopo aver conquistato Larissa per custodirvi le reliquie del santo patrono.
I resti rimasero inviolati per circa nove secoli fino al ritrovamento archeologico guidato dal professore greco Nikolaos Moutsopoulos (le fonti storiche oscillano tra il 1965 e il 1969). Nella navata meridionale l'archeologo portò alla luce quattro sepolture attribuite alla dinastia dei Cometopuli. In assenza di iscrizioni, l'attribuzione a Samuele si fonda su convergenze indiziarie: la collocazione d'onore, l'età avanzata del defunto, la statura (circa 1,60 m), i frammenti di una ricca veste in seta bordata d'oro con decori ornitomorfi e la saldatura di una vecchia frattura al braccio.
In assenza di analisi del DNA la sepoltura resta, in senso stretto, un'ipotesi archeologica solida ma priva di conferma genetica assoluta. Fino al rimpatrio del 2026, lo scheletro è stato custodito presso il Museo della Cultura Bizantina di Salonicco.
Oltre all'interesse bulgaro e macedone, la vicenda richiama da sempre l'attenzione della storiografia armena. Fin dagli studi dello storico Nicholas Adontz, una cospicua corrente di studio attribuisce ai Cometopuli di Bulgaria origini armene:
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La linea materna: La madre di Samuele, Ripsime (od Hripsime), viene identificata da diverse fonti (tra cui il cronista bizantino Giovanni Scilitze) come figlia del re Ashot II Bagratuni, legando così il sovrano alla prestigiosa dinastia reale armena dei Bagratidi. Un indizio collaterale risiede nell'uso di nomi biblici per i suoi quattro figli (Davide, Mosè, Aronne e Samuele), consuetudine diffusa tra la nobiltà armena dell'epoca.
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La testimonianza di Asoghik: Lo storico armeno dell'XI secolo Stefano di Taron (Asoghik) sostiene una tesi ancora più radicale: Samuele e i suoi fratelli sarebbero stati militari armeni originari del distretto di Derjan, inviati dall'esercito bizantino in Tracia per combattere i bulgari, ma passati poi al soldo di questi ultimi.
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Ascendenza paterna e tratti antropologici: Sebbene il padre, il conte Nicola, sia tradizionalmente considerato un nobile locale bulgaro, alcune teorie ipotizzano una sua origine militare armena. Ricostruzioni antropologiche del cranio effettuate nel XX secolo hanno evidenziato tratti (come il profilo del naso aquilino) ricorrenti nelle popolazioni dell'altopiano armeno.
Inoltre, sul piano dinastico, il legame con l'Armenia è storicamente certo: Miroslava, figlia di Samuele, sposò Ashot Taronita, nobile armeno della casata dei Bagratidi di Taron al servizio di Bisanzio.
Nel Medioevo la lealtà politica e statale contava assai più dell'identità etnica in senso moderno: indipendentemente dal suo patrimonio genetico o da suggestioni folcloristiche — come quelle che vorrebbero armeni persino i cani da pastore Gampr o i gatti di Van della corte —, Samuele governò come monarca bulgaro, percependo se stesso e il proprio regno come la legittima continuazione dell'Impero bulgaro.