Disastro ferroviario sulla Andria-Corato
a cura di Marina Basile
Ancora oggi, a tre anni dal disastro ferroviario, scorrono nelle nostre menti le immagini di due treni che, sotto un sole cocente, hanno interrotto le loro corse, portandosi con sé 23 vite brutalmente spezzate, quasi tutte di giovani felici di far ritorno a casa per ritrovare i loro affetti.
Invece quel 12 luglio 2016 tutto ha cominciato a bruciare: le lamiere roventi dei treni, i campi nei dintorni e i volti dei soccorritori e dei presenti, impregnati di sudore e rigati da lacrime amare.
L’amministrazione comunale di Bari ha voluto riportare alla memoria quel tragico evento, per non dimenticare, ma anche e soprattutto per esprimere l’affetto della città ai familiari delle vittime, con l’auspicio che tragedie come quella non si ripetano mai più.
La rotonda della fontana monumentale di piazza Moro, posta frontalmente alla stazione centrale di Bari che custodisce la lapide dedicata alle ventitré vittime del disastro ferroviario avvenuto sulla tratta Andria-Corato, è diventata oggi il luogo-simbolo in cui si è svolta la commemorazione del terzo anniversario di quel tragico evento che ha sconvolto la comunità pugliese e l’intero Paese.
Alla cerimonia, insieme al sindaco di Bari Antonio Decaro, hanno partecipato i rappresentanti dei Comuni di Andria, Corato, Trani, Barletta, Ruvo di Puglia e Modugno. Messaggi di vicinanza alle famiglie delle vittime sono arrivati anche dai sindaci di Milano, Torino, Sesto San Giovanni, Pioltello e Bergamo.
Molto toccanti e sentite sono state le parole pronunciate dal primo cittadino di Bari che, do aver deposto una corona di fiori accanto alla laide, ha ripercorso le fasi del disastro e ha lanciato un monito e un messaggio di speranza affinché in futuro simili disgrazie non accadano più.
“Sono passati tre anni da quella giornata terribile - ha detto Antonio Decaro - ed è importante ritrovarci ancora una volta qui per ricordare le vittime della strage sulla tratta ferroviaria Andria-Corato. Qual giorno ero a Roma e mi stavo candidando a fare il presidente dell’Anci, ma le notizie che arrivavano dalla Puglia erano sempre più allarmanti. Inizialmente si parlava di un congruo numero di feriti, ma non appena mi giunse la notizia della prima decisi di lasciare Roma e di tornare in Puglia, perché un sindaco ha il dovere di essere vicino alla propria comunità specie nei momenti più drammatici. Quel 12 luglio è stato straziante, e non potrò mai dimenticare le lacrime, gli sguardi stravolti, le lamiere contorte, il caldo infernale. Io, figlio di ferroviere e ingegnere dei trasporti, che nei treni fin da piccolo avevo visto la libertà, la possibilità di muoversi velocemente guardando il mondo da un finestrino, per la prima volta ho associato un treno all’immagine tremenda di decine di persone che avevano perso la vita, e dei soccorritori, dei familiari increduli e disperati”.
Il primo cittadino ha inoltre sottolineato: “Credo sia particolarmente importante ritrovarci oggi non solo per ricordare le vittime di quel disastro ma per stringerci l’uno all’altro e per fare comunità, per raccontarci quello che è successo in quest’ultimo anno, per guardare con più fiducia al futuro. In questi anni sono cambiate molte cose e sulla sicurezza ferroviaria si sono fatti dei passi avanti con la nuova normativa: oggi c’è un’agenzia nazionale che si occupa di sicurezza ferroviaria, ma non basta ancora. Su richiesta dei parenti, lo scorso anno abbiamo messo una targa qui, di fronte alla stazione centrale, e abbiamo scelto questo luogo perché è un luogo simbolico di passaggio per i pendolari, per gli studenti, per chi ogni giorno usa il treno per i propri spostamenti di vita e di lavoro. Qui si tocca con mano il diritto alla mobilità, un diritto primario, e noi vogliamo ribadire che non si può e non si deve morire mentre si esercita, semplicemente, il diritto di muoversi in sicurezza, fondamentale per chi studia, per chi lavora e anche per chi voglia conoscere il mondo che lo circonda. Questo è l’auspicio per il futuro che desidero condividere con tutti voi, ringraziandovi di essere qui oggi. Noi, nel nostro piccolo, anche con questi momenti dedicati al ricordo, stiamo provando a costruire una comunità coesa, stringendo legami e creando reti tra tante piccole realtà - associazioni, parrocchie, scuole - che insieme costituiscono la struttura portante delle nostre città e dell’intero Paese".