Disabilita' – Invalidita' Civile: nessun aumento, importi indegni e limiti di reddito troppo bassi
Con la pubblicazione dei nuovi importi e dei limiti di reddito per l’anno 2026, destinati alle prestazioni economiche rivolte alle persone con disabilità, si conferma ancora una volta una realtà che l’ANMIC denuncia da anni: assenza di aumenti significativi, importi insufficienti e soglie di reddito eccessivamente basse, peraltro calcolate sul reddito lordo.
Le pensioni di invalidità civile restano ferme a cifre che non consentono una vita dignitosa, mentre i limiti di reddito continuano a escludere molte persone con disabilità dall’accesso alle prestazioni, pur in presenza di condizioni economiche reali di grave difficoltà. Una situazione che appare del tutto scollegata dal costo della vita e dalle esigenze quotidiane di chi vive una condizione di disabilità.
L’ANMIC ribadisce che da anni porta avanti una battaglia costante per l’aumento delle pensioni di invalidità civile e per una revisione strutturale dei criteri di accesso alle prestazioni. Tuttavia, questo tema sembra non suscitare un reale interesse da parte dei governi che si sono succeduti nel tempo.
A esprimere una posizione netta è Michele Caradonna, Presidente Provinciale del comitato provinciale dell'ANMIC di Bari, che sottolinea con fermezza: «Parliamo di importi indegni, assolutamente insufficienti a garantire una vita dignitosa. Ancora più grave è il fatto che i limiti di reddito siano così bassi e calcolati sul lordo, una scelta che penalizza ulteriormente le persone con disabilità, escludendo di fatto chi, pur lavorando o percependo minimi redditi, resta in condizioni di forte disagio».
Il Presidente provinciale ricorda inoltre come l’ANMIC abbia cercato, già in passato, di portare questo tema all’attenzione delle istituzioni utilizzando tutti gli strumenti previsti dall’ordinamento democratico: «Nel 2008 l’ANMIC promosse una petizione popolare, raccogliendo centinaia di migliaia di firme, ben oltre il numero necessario per renderla valida. Da allora, nessuno dei governi che si sono succeduti ha ritenuto opportuno avviare un vero dibattito su quella proposta».
Gli importi e i limiti di reddito relativi alle prestazioni economiche per gli invalidi civili per l’anno 2026 sono stati definiti dall’INPS con la circolare n. 153 del 19 dicembre 2025, pubblicata sul sito istituzionale dell’Istituto.
In base a quanto indicato nella circolare, la pensione di invalidità civile per invalidi civili parziali e totali è pari a 340,71 euro mensili. La soglia di reddito personale per il riconoscimento della prestazione è fissata a 5.852,21 euro annui per gli invalidi parziali e a 20.029,55 euro annui per gli invalidi totali, valori che devono essere considerati al lordo.
Per quanto riguarda l’assegno mensile e le altre prestazioni assistenziali collegate allo stato di invalidità civile, sono confermati criteri di accesso analoghi, con limiti reddituali che restano particolarmente restrittivi e che continuano a incidere in modo significativo sull’effettiva platea dei beneficiari.
Resta inoltre invariato (se non per pochi euro) l’importo dell’indennità di accompagnamento, pari a 552,57 euro mensili, riconosciuta indipendentemente dal reddito ma del tutto insufficiente a coprire i costi reali dell’assistenza continua richiesta dalle persone con disabilità più gravi.
Questo quadro normativo ed economico, così come definito dall’INPS per il 2026, conferma l’assenza di un adeguamento sostanziale degli importi alle reali esigenze di vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie.
Secondo Caradonna, il dato più grave è la distanza tra le dichiarazioni pubbliche e le decisioni concrete: «Quando si affronta l’argomento singolarmente, tutti si mostrano indignati per le condizioni economiche in cui sono costrette a vivere le persone con disabilità. Si riconosce l’ingiustizia degli importi e dei limiti di reddito. Ma poi, nei fatti, tutto resta invariato».
L’ANMIC Bari ribadisce che la dignità delle persone con disabilità non può essere sacrificata o continuamente rinviata. Importi e limiti di reddito come quelli previsti per il 2026 confermano una profonda mancanza di visione e di volontà politica nel garantire diritti fondamentali.
a cura di Anmic Bari