Taranto 2026: L’Acciaio si fa “Verde”. La Rivoluzione di Unità di Misura al TEF
a cura di Marina Basile
TARANTO – C’è un nuovo paradigma che germoglia all’ombra dei giganti di ferro dell’ex Ilva. In un territorio dove per decenni l’armonia tra industria e ambiente è sembrata un’utopia irraggiungibile, la società Unità di Misura lancia una sfida ambiziosa: dimostrare che la siderurgia può, e deve, cambiare pelle.
L'azienda, situata a ridosso dei confini di Acciaierie d’Italia, sarà protagonista della prossima edizione del TEF – Taranto Eco Forum 2026, in programma il 21 e 22 maggio. Ad anticipare i lavori del forum, il pomeriggio del 20 maggio, una visita istituzionale aprirà le porte dello stabilimento a relatori e giornalisti, consacrando Unità di Misura come modello di impresa virtuosa nel cuore pulsante del Mezzogiorno.
Il tema centrale dell'edizione 2026 del TEF è un monito per l’industria continentale: l’auto elettrica non è davvero "pulita" se il suo scheletro nasce dal carbone.
Mentre l’Europa accelera verso l’addio ai motori termici entro il 2030, emerge un dato allarmante: la sola fase di produzione di un veicolo può incidere fino al 60% sull'intera impronta carbonica del suo ciclo di vita. In questo contesto, l'acciaio diventa il "convitato di pietra": senza una svolta radicale nei processi produttivi, la transizione ecologica rischia di ridursi a un’operazione di mero greenwashing.
La proposta che Unità di Misura porterà al Forum è tanto pragmatica quanto rivoluzionaria. Per mantenere la produzione dell'acciaio nel Vecchio Continente e garantire la competitività di Taranto, la chiave risiede nell'economia circolare.
La soluzione proposta riguarda l'impiego di plastiche non riciclabili meccanicamente (polimeri misti), trattate secondo la norma UNI 10667-17. Questa tecnologia, già inserita tra le Best Available Techniques (BAT) a livello europeo, permette di:
Sostituire il carbone/coke nei processi di riduzione del minerale di ferro.
Abattere le emissioni di $CO_2$ del 35%, grazie alla componente di idrogeno presente nelle plastiche.
Eliminare la dispersione di polveri, senza rilasciare inquinanti nell’aria.
"Trasformare un rifiuto in una risorsa strategica è la nostra missione," spiegano dall'azienda. "Molte acciaierie nel mondo hanno già intrapreso questa strada; Taranto non può restare fuori da questo mercato."
Il TEF 2026 si configura dunque non solo come una vetrina, ma come un vero laboratorio politico e industriale. La scommessa di Unità di Misura dimostra che la rinascita del territorio jonico passa dalla capacità di coniugare lo sviluppo economico con il rigore ambientale.
Se l'acciaio del futuro deve parlare la lingua dell'ambiente, Taranto ha oggi l'occasione irripetibile di smettere di essere un caso critico nazionale per trasformarsi nel principale Hub europeo della sostenibilità. La sfida dell'acciaio verde è appena iniziata.