«Forza spirituale»: il cinema armeno premiato a Sofia
di Carlo Coppola
Alcune storie non hanno bisogno di essere inventate dal cinema, ma solo di essere scoperte e inserite in un corretto storytelling. È questo uno dei messaggi che giunge dal Golden FEMI Film Festival di Sofia, in Bulgaria, che il 6 giugno scorso ha tributato il proprio riconoscimento più significativo a una di queste narrazioni. Il premio della giuria internazionale è andato al documentario Forza spirituale della regista armena Milena Hovhannisyan, accolto con viva soddisfazione da numerose istituzioni culturali armene come ulteriore conferma della vitalità creativa di un popolo che sa trasformato la ferita in opera.
La cerimonia di gala ha visto l'Ambasciatrice della Repubblica d'Armenia in Bulgaria, Tsovinàr Hambardzumyan, ritirare il premio in nome della regista e rivolgere all'assemblea un'attestazione della centralità del cinema come linguaggio della dignità umana — spazio in cui le culture si riconoscono l'una nell'altra non attraverso l'uniformità, ma attraverso la particolarità vissuta e trasmessa. Nel suo discorso ha espresso riconoscenza particolare alla direttrice artistica del festival, la sceneggiatrice e regista bulgara Efemia Fard, artefice di una piattaforma di dialogo interculturale che in pochi anni ha saputo imporsi come appuntamento di riferimento nel panorama festivaliero dell'Europa centro-orientale.
Il film narra la vicenda di un uomo che, in seguito a un incidente di devastante brutalità, ha perduto entrambe le mani. Una perdita che avrebbe potuto ridurlo al silenzio. Non è accaduto. Con la tenacia propria di chi non concepisce la propria esistenza come mera sopravvivenza, il protagonista ha percorso la via impervia della ricostruzione di sé, affermandosi come inventore e innovatore. La macchina da presa di Hovhannisyan non si compiace della sofferenza né la esibisce per strappare lacrime facili; l'accompagnamento con quella distanza rispettosa che è il segno più sicuro di una maturità artistica. La giuria ha riconosciuto nell'opera tanto la potenza del messaggio umano quanto il suo valore artistico — due qualità che il «Golden FEMI» pone al centro della propria missione: promuovere la consapevolezza ambientale, l'inclusione sociale, il riconoscimento del contributo delle donne al cinema e il sostegno alle fasce più esposte della vita civile.
L'Armenia non è stata la sola protagonista della serata. Riconoscimenti sono stati assegnati anche a opere provenienti da Argentina, Indonesia, Polonia, Libano, Cipro, Mongolia e Marocco: una geografia degli sguardi che attesta la vocazione genuinamente universale di un festival capace di raccogliere cinematografie lontanissime per tradizione e latitudine, unite dalla comune convinzione che il cinema sia strumento di comprensione.
L'Ambasciatrice ha ricordato come gli scambi artistici e culturali tra Armenia e Bulgaria costituiscano uno dei fili più resistenti del legame bilaterale tra i due paesi — un legame che affonda le radici in una storia comune di popoli che hanno conosciuto la prova, la diaspora, la necessità di preservare l'identità al di là delle frontiere.
Dietro un premio festivaliero c'è un uomo senza braccia che ha scelto di costruire, una regista che ha scelto di guardare, e un popolo che ovunque vada non cessa di testimoniare se stesso e la propria millenaria cultura. Come Hrand Nazariantz trasformò la perdita della patria in canto, il protagonista di Forza spirituale trasforma la perdita del corpo in invenzione: gesti analoghi, lontanissimi nel tempo e nella circostanza, uniti dalla stessa logica della dignità umana che non si arrende. A Milena Hovhannisyan , e con lei a Efemia Fard e all' intera famiglia del «Golden FEMI» e all'Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario S.E. Tsovinar Hambardzumyan, che così egregiamente rappresenta il popolo armeno in Bulgaria e Macedonia del Nord, vadano le congratulazioni più sincere, con l'auspicio che questo sguardo continua a illuminare ciò che troppo spesso il fragore del mondo lascia nell'ombra.