8 marzo 2018
8 marzo 2018. Inizia proprio così la lettera che gli amati alunni della Prof. Tempesta le hanno voluto dedicare come ultimo atto di amore e di stima. Una lettera capace di suscitare intense emozioni perché racchiude tutta la grandezza di una donna che ha saputo trasmettere a chiunque l’amore e la gioia per la vita, quella vita che le è stata ingiustamente strappata in un tragico giorno di marzo.
Ecco quindi che l’8 marzo si tinge di nero e diventa il giorno in cui si vuole ricordare una “donna speciale” che è stata capace di sconfiggere la malattia, i pregiudizi e le mille difficoltà che la vita le aveva riservato. Da ora in poi l’8 marzo per molti di noi diverrà una festa da dimenticare.
Per comprendere meglio la grandezza della Prof. Tempesta basta soffermarsi sulle frasi con le quali hanno voluto ricordarla i suoi alunni di 5 GL del “Marco Polo” di Bari
Lettera
8 marzo 2018. Oggi è un giorno che noi tutti difficilmente riusciremo a togliere dalle nostre menti. Il ricordo di questa triste giornata ci accompagnerà per tutta la vita, ci darà forza nei momenti in cui pensiamo di mollare, ci farà riflettere tutte quelle volte in cui sentiamo di non star dando l’importanza che merita al dono più prezioso che abbiamo ricevuto: la vita.
8 marzo, non una data qualsiasi. Non ci saremmo mai aspettati di dover essere qui a commemorare un evento così triste, eppure ricordare la nostra cara prof nella giornata dedicata alle donne, ci sembra quasi un messaggio del destino. Sì perché la prof Tempesta è la donna più forte, caparbia, tenace che noi tutti abbiamo mai conosciuto, e probabilmente che mai conosceremo. Tempesta di nome e di fatto: forte come solo un fenomeno naturale può essere.
Ma realizzare quello che è successo ci è ancora impossibile, proprio come quando ieri mattina ci è stata data la terribile notizia. Sgomento e tristezza ci hanno accompagnato per tutta la giornata, e continueranno a farlo ogni volta che sentiremo qualcuno parlare francese, ogni qual volta qualcuno verrà corretto per aver sbagliato l’articolo di “s’inspire de” o aver pronunciato Madame de [Stal] invece che Madame de [Stel] o, ancora, aver usato “dans” piuttosto che “en”. La nostra prof era una persona speciale, lo abbiamo sempre saputo e ne abbiamo avuto la conferma quando, passando per i corridoi della scuola abbiamo osservato, rispecchiandoci, le facce incredule e distrutte di tutti i suoi colleghi e studenti. Sì perché la nostra prof, nonostante alcune difficoltà (quali difficoltà? direbbe lei), si è sempre impegnata in ogni campo della nostra scuola (dall’alternanza scuola lavoro alla Notte bianca, all’orientamento universitario) e si è sempre resa disponibile ad aiutare studenti (suoi e non) seguendoli anche dopo il diploma, informandosi e congratulandosi per i risultati ottenuti anche grazie a lei.
Cara prof, è arrivata nella nostra classe che eravamo solo in secondo e ci ha portato fino in quinto facendo amare ai più una lingua ardua come il francese, ci ha accompagnato mano nella mano, anno per anno, insegnandoci il valore e la bellezza della vita, non le abbiamo regalato la gioia di un viaggio in Francia, ma le assicuro che visitando in futuro la Costa Azzurra, o qualsiasi altro paese francese, il nostro primo pensiero sarà rivolto a lei.
Cara prof, ci ha lasciato all’improvviso, modificando per sempre quelli che erano stati i nostri pensieri e sogni riguardo il tanto atteso e imminente esame di stato: non ci sarà lei ad ascoltarci parlare della sua tanto amata letteratura francese, ma siamo sicuri che assisterà a ogni singolo nostro esame, a modo suo, da lassù, guardandoci col solito sguardo dubbioso ma fiducioso, e allo stesso tempo d’ammirazione, che la contraddistingueva in ogni sua interrogazione e in ogni compito in classe quando le chiedevamo (o ci beccava a chiedere) qualcosa sulla traccia data, e sarà pronta a correggerci ogni volta che pronunceremo le parole “s’inspire…” Anche in quel momento, davanti a una commissione con meno sensibilità e professionalità di quella che sarebbe stata con lei, ci ricorderemo (anche per rinfrescarci) dei recenti giorni in cui una pazza neve quasi primaverile ha creato tanti disagi a tutti/ meno che a Lei, prof, che era venuta sfidando quelle temperature, per farci svolgere il compito in classe garantendoci le due ore. Molti quel giorno non ebbero la sua stessa forza di volontà e non vennero. Il compito lo abbiamo rinviato e lei non ha detto una parola di rimprovero (comprendendo le nostre motivazioni nell’uscita anticipata) e non ha neanche provato/ a far valere le sue ragioni facendoci riflettere/ sui problemi che lei aveva avuto nel raggiungere la scuola. Come questa nostra lettera ha intenzione di fare, e come l’interminabile minuto di silenzio per onorarla e le parole dei professori in questi giorni hanno fatto, in questo momento e in futuro possiamo solo rivivere la nostra prof nei ricordi dei suoi colleghi, dei suoi alunni, della sua famiglia e dei suoi amici, perché, attraverso i ricordi, si vive nei cuori e nelle menti di chi ci ha voluto bene e per questo motivo siamo sicuri che lei, prof, vivrà per sempre.
È difficile ora scrivere il finale di questa lettera, perchè consapevoli di starle dando una specie di addio, cosa che non abbiamo avuto modo di fare in modo consono venerdì scorso, quando, terminato il compito nel tempo in più che ci aveva concesso, l’abbiamo lasciata andare salutandola superficialmente senza neanche ringraziarla a dovere. Ma come potevamo pensare che quello sarebbe stato l’ultimo saluto?
Sapendolo, saremmo rimasti a lungo con lei, a parlare della sua amata Francia, delle sue esperienze di vita e dei suoi studi e chiedendo pareri e consigli sul nostro futuro, e questo nessuno ci impedirà di farlo, in privato, anche ora che lei non c’è più. Avremmo parlato ancora una volta di Balzac, Flaubert e iniziato a parlare di Baudelaire, le avremmo chiesto aiuto per i nostri percorsi d’esame e ci saremmo scusati per tutte quelle volte che le abbiamo impedito di fare lezione normalmente o presentati impreparati e infine chinandoci verso di lei, sicuri di essere sentiti le avremmo detto tristemente: “au revoir madame Tempesta, grazie per tutto quello che ci ha dato”.
I docenti dell’IISS “Marco Polo” di Bari e gli alunni della sezione G hanno effettuato una donazione che sarà devoluta totalmente ad un'associazione che si occupa di ricerca per l’artrite reumatoide. La cifra raccolta è stata di circa 400€.